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Il Gabbiano Jonathan

Evento

Titolo:
Il Gabbiano Jonathan
Quando:
Mer, 27. Dicembre 2017, 19:00 h
Dove:
Chiesa di S. Maria Maggiore - Tivoli (RM), Roma
Categoria:
Orchestra con coro
Visitato:
890
Creato da:
Super User

Descrizione

Torna Jonathan dopo 41 anni....
Fiaba Musicale per Voce Narrante, Soli, Coro e Orchestra.
Musiche di Daniele Rossi, testi di Don Mario Pieracci, orchestrazione di Francesco Romanzi.
Partecipa il Coro F. Mannelli diretto da Manuele Orati
Orchestra Filarmonica di Tivoli diretta da Francesco Romanzi
Realizzazione grafica di Ugo D'Orazio
Ingresso libero


Programma di sala

 

BREVE STORIA DELL’OPERA “IL GABBIANO JONATHAN”locandina 271217 3 th

     

Siamo nel 1974, l’allora Vescovo di Tivoli, il Servo di Dio Guglielmo Giaquinta pone a don Mario Pieracci, allora ancora seminarista, la domanda di come si può parlare di Santità e di Fraternità ai bambini e di riflesso alle loro famiglie. La risposta è quasi immediata: con il canto.

Nasce così l’idea di formare un coro di bambini della città di Tivoli che con i canti e la loro semplicità avrebbero parlato della Fraternità.           Ecco come è nata la CORALE TIRBURTINA      che    inizialmente era formata da 100 bambini e solo un anno dopo da ben 300.

In quel periodo uscì il libro “Il Gabbiano Jonathan Livingston, scritto da Richard Bach edizioni Rizzoli e gli animatori e collaboratori della Corale, leggendolo, manifestano l’idea di volerlo rappresentare in teatro con i 300 bambini della Corale.

Mario Pieracci, giovane seminarista di 24 anni, inizia a scrivere i testi delle canzoni ed i dialoghi; Daniele Rossi giovane di soli 17 anni compone le musiche sia dei brani cantati che degli effetti e sottofondi; Ugo D’Orazio, ragazzo di 15 anni, dà vita alla grafica e racconta la storia del Gabbiano con pagine di fumetti; Francesco Romanzi, giovane di 17 anni, fa parte del gruppo musicale che in diretta       esegue la parte musicale; la coreografa Gabriella Bovini crea il costume e tutte le mamme dei cantori si impegnano   a realizzare il costume dei gabbiani.

Prove di canto e recitazione in Via della Missione ed a settembre 1976 tre serate di rappresentazione al Teatro Italia di Tivoli. La Corale registra alla R.C.A. sia un 45 giri che una cassetta con tutta l’opera.

Grande successo che spinge il Vescovo Giaquinta a parlarne con Antonio Bruni, curatore per RAI UNO della rubrica: “Facciamo Insieme”. La RAI accetta di riprendere e trasmettere sulla TV dei Ragazzi l’intera opera del Gabbiano Jonathan.       Altro successo, altre soddisfazioni.

Gli anni passano e dopo 41 anni, gli stessi ragazzi di allora, oggi adulti e grandi professionisti, sentono quasi una “nostalgia” di quegli anni per le emozioni provate e per la creatività di allora e chiedono a Don Mario di riscrivere il testo del Gabbiano sotto la forma della storia raccontata.

In Togo, davanti all’Oceano, durante un suo viaggio missionario in Africa, Don Mario riscrive il testo e lo consegna ai due musicisti.

Ed ora eccoli qui a ripete a tutti l’invito alla Fraternità, una fraternità che nasce da Cristo Fratello Universale, una fraternità generosa e delicata, una fraternità che sa amare e perdonare. Dopo 41 anni è questo il desiderio che ha spinto i ragazzi di allora a riscrivere, rielaborare, arricchire l’Opera il Gabbiano Jonathan, dire al mondo intero che si può essere e si può vivere da fratelli.

Trama

Il desiderio profondo di superare la materia e librarsi verso la libertà dello spirito è, in un certo senso, la sintesi della storia del Gabbiano Jonathan. Essa si svolge all’interno di una scogliera dove uno stormo vive la sua vita mangiando, volando e seguendo i pescherecci per rubare i pesci dalle reti. Solo un gabbiano, Jonathan, non vuole vivere così la sua vita e si isola per provare l’ebbrezza e la bellezza del volo e quindi della libertà di farsi trasportare dal vento e di provare sempre nuove emozioni spirituali nel volo.
Lo stormo ha timore di lui e non comprende perché non sia come tutti gli altri. Per il Consiglio degli anziani, Jonathan ha infranto le leggi dei gabbiani e viene brutalmente esiliato. La dimensione spirituale e la piena libertà che Jonathan sente nel cuore e cerca, si mostra a lui con tutta la sua potenza.
Due gabbiani celesti si rivelano a lui e lo accompagnano in Paradiso dal grande Gabbiano che gli insegna i Comandamenti del Gabbiano. Per Jonathan è una sorpresa tutto questo, ma è felice di aver finalmente scoperto che la sua intuizione era reale: esisteva realmente un mondo dei gabbiani che vivono nello spirito e nella libertà.
Varie vicende portano Jonathan nuovamente in mezzo allo stormo di terra nella scogliera remota, per insegnare ai gabbiani la via della libertà e lo fa ripetendo i comandamenti del gabbiano che parlano solo di amore, di fraternità e di donazione.
Avviene un miracolo inaspettato che convince molti dei gabbiani dello stormo a seguire Jonathan su questa strada di amore e di fraternità.

La storia di Jonathan, però, non è la sua vera storia, è una storia parafrasata, perché è quella di un altro personaggio che gli spettatori, ascoltando il narratore ed i testi dei brani cantati, scopriranno man mano. Jonathan ha un altro nome.


Sede

Location:
Chiesa di S. Maria Maggiore - Sito web
Via:
Piazza Trento 1
CAP:
00019
Citta`:
Tivoli (RM)
Provincia:
Roma
Nazione:
Italy

Descrizione

La Chiesa di Santa Maria Maggiore


Una tradizione ininterrotta attribuisce la costruzione della parte più antica della chiesa di Santa Maria Maggiore, quella corrispondente all'attuale coro, al pontefice tiburtino Simplicio (468-483).

Potrebbe essere, però, più verosimile l'ipotesi di alcuni autori che sostengono l'edificazione di chiesa e monastero intorno al IX secolo, durante la rifioritura Carolingia in Italia, in un periodo ancora di grande espansione del monachesimo benedettino.

Il dato tradizionale sostiene che Simplicio avrebbe anche donato un'immagine del Salvatore alla Cattedrale tiburtina e un'immagine della Vergine alla chiesa di Santa Maria Maggiore, entrambe dipinte sulla falsariga delle immagini attribuite all'evangelista Luca.

Notizie storiche documentate ricordano che intorno al 1130 un monaco benedettino di nome Giovanni iniziò a raccogliere offerte per l'ampliamento della chiesa primitiva. Altri lavori furono avviati intorno al 1256 quando la chiesa e il convento vennero assegnati alle cure dei frati francescani conventuali che realizzarono gli affreschi del coro, il portale interno con arco gotico, il rosone, il pavimento cosmatesco (commissionato da Maria Bovini) e altre decorazioni.

Ma soprattutto a questo periodo risale la realizzazione dell'immagine della Madonna delle Grazie, da parte del pittore francescano Jacopo Torriti, autore di mosaici nell'abside della basilica di S. Giovanni in Laterano e di S. Maria Maggiore a Roma, e affreschi presso la basilica superiore di S. Francesco ad Assisi.

All'inizio del 1400,venne realizzato da Angelo da Tivoli il portale gotico e il tabernacolo su commissione del capomilizia Nicolo Brunetti. La contemporanea chiusura delle due arcate laterali fece praticamente sparire il nartece, realizzando l'attuale aspetto della facciata. Pio II, costruttore della maestosa Rocca Pia, nel 1461, durante uno dei suoi soggiorni a Tivoli, insoddisfatto di come i frati conventuali tenessero il convento e la chiesa, decise di affidarne la cura ai frati francescani osservanti, che tuttora la tengono.

L'intervento dei cardinali d'Este, tutti sepolti sotto il presbiterio, influì molto sull'edifìcio: sottrassero tutta la fila delle cappelle della navata destra per ampliare il chiostro del convento, che poi divenne parte della famosa villa.

In compenso sembra che abbiano provveduto, grazie anche all'opera del p. Costanze da Roma, a far disegnare dall'architetto Galvani l'attuale elegante altare che conserva il dipinto della Vergine e, probabilmente, a terminare la costruzione del campanile (1590-1607). Tra il 1600 e il 1900 ulteriori lavori trasformarono l'edifìcio secondo i gusti del tempo oppure tentatarono di riportarlo al disegno originario.

Nel XVII secolo fu edificato il nuovo convento francescano che, dopo alterne vicende, nel 1890 divenne proprietà dello Stato, il quale lo demolì per realizzare l'adiacente Convitto Nazionale. Dal 1856, a seguito del crollo della chiesa parrocchiale di S. Croce (1843), la chiesa di S. Maria Maggiore ha assunto il nome di quella parrocchia e il ruolo, divenendo ancor più luogo di incontro dell'intera comunità tiburtina, soprattutto dopo il grande sviluppo urbanistico che ha posto l'edificio nel nuovo centro della città.

Informazioni tratte dal sito http://www.santacroce-tivoli.it

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